La storia documentata, ad oggi, dell’appezzamento che oggi è al centro de Il Soffio di Mela ci porta al 29 luglio 1958.
Quel giorno, davanti al notaio Angelo Acerbo, Maria Rossi, nata a Loreto Aprutino nel 1879, vende a mio nonno Zopito Buccella, nato a Loreto Aprutino nel 1912, alcuni terreni situati in contrada Paterno.
L’appezzamento acquistato non era isolato: confinava con altri terreni già appartenenti a mio nonno e si inseriva quindi in un insieme agricolo più ampio, già legato alla storia della nostra famiglia.
Nel rogito notarile risulta che Zopito aveva già versato 900.000 lire.
Una dichiarazione manoscritta, redatta nello stesso giorno, attesta un esborso complessivo di 1.480.000 lire per la compravendita e risulta essere davvero molto.
In quella dichiarazione, Giuseppe Rossi, fratello di Maria, e Tommaso Rossi, suo nipote, dichiarano di essere a conoscenza della vendita fatta dalla loro rispettiva sorella e zia e di non avere nulla da eccepire.
È un piccolo foglio manoscritto, ma racconta qualcosa che il rogito da solo non riesce a restituire: intorno a quella terra c’erano relazioni familiari, consensi, memoria e una comunità che ne conosceva la storia.
Maria Rossi era una donna nata nell’Ottocento e, come risulta dall’atto notarile, non sapeva scrivere.
Eppure è proprio da lei che prende avvio, nei documenti che oggi possediamo, la storia recente di questa terra.
Nel 1994, mio nonno Zopito sceglie di donarla a sua figlia, Santa Buccella, mia madre.
Il 2 marzo 2019, mia madre la dona a me, Manuela Angelone.
Così, rileggendo oggi questi passaggi, emerge un filo che non avevo mai visto con tanta chiarezza:
Maria → Zopito → Santa → Manuela
Una terra che apparteneva a una donna, attraversa per una generazione le mani di un uomo e viene poi affidata nuovamente, per due volte, a una donna.
Non so se questo possa spiegare razionalmente il mio essermi sempre sentita così profondamente a casa ogni volta che vivo esperienze in quel piccolo fazzoletto di terra. Ma scoprire oggi che, prima di noi, questa terra apparteneva già a una donna cambia il modo in cui guardo ciò che ho ricevuto.
E c’è un altro elemento che rende questa continuità ancora più evidente: nell’area sono presenti olivi di grande età, alcuni verosimilmente ultracentenari, così antichi che oggi è difficile distinguere quali appartenessero ai possedimenti originari di mio nonno e quali ricadessero nell’appezzamento acquistato nel 1958.
I confini possono cambiare nei documenti come anche le particelle catastali.
Gli alberi, invece, attraversano le generazioni.
Oggi questa terra continua il suo cammino dentro Il Soffio di Mela.
Non come semplice proprietà, ma come una storia ricevuta, custodita e trasformata in qualcosa di nuovo.
Una memoria che non resta chiusa nel passato, ma continua a vivere nel paesaggio, negli olivi, nei documenti e nelle scelte di oggi.
E poi c’è quella data:
29 luglio 1958.
Una data che appartiene al documento, ma che per me ha anche un significato personale profondo.
A volte le coincidenze non spiegano nulla.
Ma sanno farci sentire, con una forza inattesa, che certe storie ci appartengono da molto prima di quando abbiamo iniziato a raccontarle.
Questa, per me, è la versione da pubblicare. L’unico vero intervento necessario era rendere più naturale la prima frase.